
La biodiversità ha un ruolo importante nell’ambiente cittadino, in quanto influenza il benessere e lo stato di salute ambientale e sociale delle città. Esattamente come negli habitat naturali, molte specie animali svolgono importanti funzioni nell’ecosistema urbano, tra cui alcuni servizi pragmatici come, ad esempio, l’azione di impollinazione o, tra quelli più difficili da calcolare, come gli effetti benefici sulla salute psicofisica degli abitanti. L’espansione urbanistica, avvenuta a partire dalla sedentarizzazione umana, ha portato alcune specie animali a legarsi profondamente agli insediamenti abitativi e alle attività umane, specialmente nel caso di alcune specie di uccelli e mammiferi. Questo processo ecologico ha determinato l’instaurazione di peculiari comunità biologiche di matrice urbana, rendendo le città un vero e proprio habitat, ormai imprescindibile per la conservazione delle popolazioni relative alle specie sinantropiche.

Tra questi troviamo ad esempio il rondone comune (Apus apus), il balestruccio (Delichon
urbicum) e la passera d’Italia (Passer italiae). Tra i mammiferi il riccio (Erinaceus europaeus) in alcuni contesti urbani è presente con una densità maggiore rispetto alle aree rurali circostanti. Le tendenze all’urbanizzazione riguardano anche specie più generaliste, che trovano nelle città un ambiente favorevole e idoneo alla sopravvivenza e alla riproduzione, ciò è dovuto a fattori come l’assenza di predatori, la presenza di isole di calore invernali e disponibilità di fonti alimentari antropiche. Tuttavia, negli ultimi decenni del XX secolo, il ritmo dell’intensificazione urbana è cresciuto esponenzialmente, comprendendo molteplici trasformazioni strutturali e gestionali avvenute negli insediamenti abitativi (ad esempio le pratiche di costruzione e ristrutturazione degli edifici). L’entità di questi cambiamenti urbanistici è particolarmente
significativa nei contesti metropolitani e nelle grandi città, dove questi hanno paradossalmente determinato un drammatico crollo delle popolazioni di molte specie sinantropiche di uccelli. La più emblematica tra queste è probabilmente la passera d’Italia, specie quasi-endemica italiana, che in alcuni contesti metropolitani tende addirittura all’estinzione. La specie, nonostante in passato fosse considerata estremamente diffusa e comune, ha registrato un decremento del 47% nel periodo 2000-2010, tale da ricadere nei criteri di uno stato di conservazione IUCN “vulnerabile”. Andamenti simili sono stati identificati anche in altre specie spesso legate agli insediamenti umani come, ad esempio, verdone (Chloris chloris; -41%), cardellino (i; -34%) e balestruccio (Delichon urbicum; -30%). Contestualmente, altri uccelli ben adattati ai contesti antropici recentemente mostrano tendenze demografiche inverse, ma si tratta spesso di specie considerate problematiche, come cornacchia grigia (Corvus cornix) e gabbiano reale (Larus michaellis), quando non addirittura di origine alloctona come nel caso del parrocchetto dal collare (Psittacula krameri). Ad ogni modo, mancano stime numeriche aggiornate per molte specie le cui popolazioni potrebbero già risultare compromesse in molte città. Inoltre, gli specifici fattori urbanistici responsabili di questi andamenti negativi per le specie sinantropiche e quelli positivi per le specie problematiche non sono stati ancora identificati chiaramente, anche a causa della complessità e della concatenazione delle molteplici variabili antropiche e ambientali. Risulta dunque cruciale l’identificazione puntuale dei fattori chiave nell’influenzare la distribuzione ed i trend delle specie, che a loro volta caratterizzano la struttura delle comunità ornitiche e la presenza di altri gruppi tassonomici in ambiente urbano, al fine di implementare una pianificazione urbanistica sostenibile e integrata alla conservazione delle specie prioritarie, al controllo di quelle preoccupanti e della gestione della biodiversità urbana in senso lato.
